VALBO HISTORY

1 Settembre 1923

In ricordo di Emilio Cavallini: ma chi era?

BOGNANCO

Inaugurazione di una lapide in onore dell’avv. Emilio Cavallini scopritore dell’acqua di Bognanco. Una festa gentile e solenne.

Si è svolta domenica a 8 alle Terme, una semplice e significativa cerimonia che il Consiglio d’Amministrazione della fiorente e laboriosa Società aveva già deliberato di celebrare fin dallo scorso anno, ma che per varie circostanze si è potuta compiere soltanto ora.

Nel piazzale delle Fonti, si è inaugurata una lapide, dedicata all’Avv. Emilio Cavallini scopritore della salutare fonte e al quale pure si deve l’iniziale sviluppo dello sfruttamento delle acque termali.

La cerimonia si è svolta, con semplicità voluta e imposta qua dall’avv. Cavallini, alla presenza di un pubblico numeroso che affollava i giardini e si accalcava attorno alla lapide bellissima che ritrae in un medaglione di bronzo la perfetta somiglianza del modestissimo scopritore delle acque, è opera pregevole del giovane e valoroso scultore ossolano Balzardi, e porta la seguente iscrizione:

EMILIO CAVALLINI

negli anni 1893 – 1894 questa Fonte scoprendo con fede,

d’Apostolo Bognanco Termale fondava.

La Società Acque e Terme dedica

additandola alla pubblica ammirazione e riconoscenza MDMXXII

L’oratore ufficiale dell’inaugurazione, Prof. Dott. Cav. Carlo Angela Direttore Sanitario delle Terme, à con inspirata parola illustrato il valore della cerimonia, tratteggiato magnificamente nelle sue caratteristiche morali la nobile figura del creatore delle Terme, ed esaltato con un bellissimo passo lirico le qualità prodigiose delle acque termali di Bognanco, profondendo nel bellissimo, discorso con chiara ed elegante dizione numerose citazioni citazioni storiche e rievocazioni aneddottiche. Molli amici abbracciarono l’oratore, mentre il pubblico applaudiva calorosamente,

Terminata la cerimonia il Consiglio di Amministrazione ed il Sindaco, hanno inviato all’avv. Cavallini, il seguente telegramma:

Avv. Emilio Cavallini

BACENO

Inaugurandosi fra acclamazioni colonia e popolo prezioso lavoro d’arte, fissato perenne nel monte donde sapeste trarre fonti salutari, segnando l’avvenire di Bognanco, Società Terme, rinnova a Voi, benemerito per tanta opera, plauso e riconoscenza.

Quindi nel vasto salone del Grand Hotel e Terme, ha avuto luogo la colazione. 

Erano presenti tutti i membri componenti il Consiglio d’Amministrazione è cioè Comm. Ernesto Rubino, pres. i consiglieri. On. Avv. Alfredo Falcioni, cav, uff. Francesco Musso; cav Crescentino Rampone: cav. dott. Carlo Angela, i Sindaci: comm. Avv. Carlo Colli Medaglia, dottor. Teobaldo Fasolis e cav. Francesco Borsano e numerosissimi altri amici! Ci spiace di non potere, per esigenze di tempo riportare la bellissima lettera che l’avv Cavallini à scritta al prof. cav. dott. Angela, in occasione della cerimonia: lettera che è una splendida conferma della modestia e della bontà della sua anima.

L’OSSOLA N.34 01/09/1923

Chi era Emilio Cavallini

Lo leggiamo su L’Ossola del 1° settembre 1923: nel piazzale delle Fonti si inaugura una lapide “gentile e solenne” per l’avv. Emilio Cavallini. Il medaglione di bronzo del giovane scultore Balzardi ritrae il “modestissimo scopritore” e l’iscrizione è una sintesi perfetta: «Negli anni 1893–1894 questa Fonte scoprendo con fede, d’Apostolo Bognanco Termale fondava». Attorno, il pubblico affolla i giardini; Carlo Angela, direttore sanitario delle Terme, pronuncia un discorso ispirato; il Consiglio e il Sindaco inviano a Cavallini un telegramma che ringrazia e, insieme, indica una direzione: quelle acque “segnano l’avvenire di Bognanco”.

Da questa pagina partiamo per fare ciò che amiamo: spiegare, mettere in ordine, aggiungere contesto. Perché Cavallini non fu solo “chi trovò la fonte”: fu il regista discreto di un progetto moderno. Nei capitoli che seguono raccontiamo la scoperta, poi come la trasformò in sistema, e infine perché ancora oggi il suo nome conta quando parliamo di salute, impresa e identità di valle.

emilio cavallini acque di bognanco

La scoperta di una sorgente

Quando la lapide parla di “scoprendo con fede”, non celebra un colpo di fortuna romantico. Parla di metodo. Tra il 1893 e il 1894 Cavallini individua, verifica, capta. Compra i terreni necessari, mette in sicurezza le sorgenti, chiama la scienza a certificare proprietà e usi. È la stagione in cui l’Italia passa dall’acqua “miracolosa” all’acqua clinicamente descritta: analisi, referti, indicazioni terapeutiche. Qui entra in scena Carlo Angela: la direzione sanitaria non è un cappello d’ordinanza, è la grammatica che consente all’acqua di Bognanco di diventare cura. Cavallini lo capisce subito: senza igienisti, medici, protocolli, la sorgente resterebbe una notizia curiosa; con la medicina diventa bene terapeutico.

emilio cavallini terme di bognanco

Da una sorgente ad una valle termale

Scoprire non basta. Cavallini organizza. Mette insieme capitali e amministrazioni, struttura i primi servizi, avvia lo stabilimento, innesta l’ospitalità (alberghi, stagioni, personale). In pochi anni Bognanco passa da rivolo di montagna a stazione termale con una fisionomia precisa: modernità sobria, qualità quotidiana, niente effetti speciali. È la scelta giusta per i tempi: in pieno Novecento il “lusso” non è l’oro sui soffitti, è l’acqua corrente in camera, la disciplina degli orari, la competenza di chi cura. Intanto la voce corre: medici che prescrivono, cronache che raccontano, pazienti celebri che confermano. La reputazione diventa un asset: le acque viaggiano, si imbottigliano, superano controlli all’estero, entrano in listini e farmacopee. L’Ossola, attraverso Bognanco, impara a parlare la lingua dei mercati senza smarrire l’accento di valle.

L’eredità di Emilio Cavallini

Se oggi quella lapide ci commuove non è soltanto per la gratitudine. È perché vediamo in Cavallini quattro qualità rare e complementari. 

  • Visione: riconoscere nell’acqua non un prodigio passeggero ma un destino possibile per una comunità. 
  • Metodo: passare dall’intuizione alla messa a norma con scienza, carte, investimenti. Alleanze: tenere insieme medicina, impresa e istituzioni, dal direttore sanitario al Consiglio, dai sindaci alla “colonia” di affezionati.
  • Sobrietà: chiedere una cerimonia semplice, lasciare che parlino i fatti, le captazioni, gli stabilimenti, i posti di lavoro, i benefici reali per chi soffre.

Ecco perché tutti lo chiamavano “fondatore”: non solo quello che ha visto per primo, ma chi ha messo tutti nelle condizioni di vedere.

La pagina del 1923 lo dice con chiarezza: fissare una lapide “nel monte donde sapeste trarre fonti salutari” significa sancire un patto tra natura e società. Noi, oggi, quel patto lo ereditiamo. E ogni volta che raccontiamo Bognanco, le sue acque, la sua ospitalità, la sua idea di salute, torniamo lì, davanti a quella pietra che ricorda un uomo sobrio, una sorgente e una valle intera.

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