La storia di Anna Possi, la barista centenaria di Nebbiuno
Nebbiuno, un piccolo gioiello arroccato sulle colline del Lago Maggiore, si sveglia lentamente tra il profumo di caffè e il silenzio avvolgente delle sue strade. In questo angolo senza tempo, c’è un bar dove da quasi un secolo Anna Possi serve storie e tazzine fumanti con la stessa passione di sempre.
Noi una mattina ci siamo andati, e questo è il racconto di quel giorno.
Ancora prima di varcare la soglia del bar di Anna, ci ha accolto un grande cartello appeso vicino alla porta: “La barista più anziana d’Italia”
Poi, abbiamo distolto lo sguardo per raccogliere la nostra attrezzatura e alcuni piccoli presenti da lasciarle come ringraziamento. Anna era là, campeggiava sulla soglia muovendo dolcemente la mano: era il suo personale “benvenuti a casa mia, vi aspettavo”.
Il bar di Anna è un locale reso caldo da una piccola stufa che tiene sempre accesa, profumato dall’aroma del caffè appena fatto e accogliente dai sorrisi di chi ogni mattina passa a trovare la sua proprietaria.
Quella mattina siamo andati a conoscere Anna con l’obiettivo di chiederle quale fosse il suo segreto, come è possibile vivere col sorriso e così a lungo.
Così ci ha fatto sedere e, prima di rispondere ad ogni domanda, si è messa subito a preparare un caffè.



Mentre Anna ci prepara il caffè…
Il primo caffè che ho servito avevo 18 anni. Il bar l’abbiamo aperto nel 1958, con mio marito Renato.
L’intenzione è di stare qui fino a 105 anni. Sa perché? Sono andata in pensione nell’84, ma pago ancora i contributi. Siccome nel 2029 posso richiedere un piccolo aumento, non voglio perdere quel vantaggio. Starò qui fino al 2029! Io cerco di resistere.
Poi alzo la serranda. Mi sveglio alle 6, vengo giù e accendo la stufa.
Ho il mio orario biologico, non ho neanche bisogno della sveglia: alle 5:50 sono sveglia. Tante volte mi viene la tentazione di bere il caffè, poi mi dico: ‘Non berlo, che poi la pressione si alza.’
Mangio 10 grammi di spaghetti. Se ne faccio 15, ne devo dare 5 al gatto.
Alla sera, pane cotto o una tavoletta di cioccolato. E poi faccio sempre una camminata di un chilometro e vado a letto alle 8.
Tante volte mi chiedo come faccio a stare in piedi con quello che mangio.
L’ultima volta che ho chiuso? Nel ‘74.
Come si faceva il caffè “una volta”
Dietro il bancone, con gesti sicuri e precisi, Anna riempie il filtro della macchina con la miscela scura e profumata, pressa la polvere con decisione e aggancia il braccio metallico. Il suono familiare del vapore che si sprigiona accompagna ogni suo movimento, come una melodia che conosce da sempre. Poi, con un sorriso fiero, si volta e ci mostra un piccolo tesoro: la sua prima caffettiera napoletana. È un oggetto consumato dal tempo, ma ancora perfettamente funzionante.
La solleva con delicatezza, come si farebbe con un vecchio amico, e ci spiega il rito di preparazione, il gesto lento del capovolgimento, l’attesa necessaria perché l’acqua calda attraversi il caffè macinato.
“Si faceva così, poi si girava così e si metteva qui dentro” sembra dire con gli occhi, mentre con le dita sfiora il metallo.
Nel frattempo, il caffè espresso è pronto e il profumo avvolge il piccolo bar. Anna versa il liquido scuro nelle tazzine e ce le porge con naturalezza, come se ci conoscesse da sempre. Ci sediamo mentre lei, appoggiata al bancone, inizia a raccontare la sua storia. Il bar ha aperto nel 1958, insieme a suo marito Renato. All’inizio era poco più di una stanza con un bancone e qualche tavolino, ma presto è diventato il cuore del paese. Qui sono passate generazioni di clienti, amici, persone che venivano per un caffè e restavano per una chiacchierata.
Mentre parla, il suo sguardo si perde per un attimo verso la vetrina, oltre la quale scorre lenta la vita del paese. Ci racconta che per lei questo bar non è solo un lavoro, è la sua casa, il suo mondo. Ogni mattina, quando alza la serranda, non sente fatica, ma gioia. È questo, forse, il segreto per vivere così a lungo e così bene: non smettere mai di fare ciò che si ama, non chiudersi in casa, restare in mezzo alla gente. Poi sorride e torna dietro al bancone, pronta a servire il prossimo cliente.



Il segreto della longevità per Anna
Lavoro tutti i giorni perché i miei clienti sono la mia vita. Questo bar è la mia casa. Il mio appartamento è come se non l’avessi nemmeno: vado su solo per dormire e basta.
Essendo in mezzo alla gente, i dolori non li sento. La lingua batte là dove il dente duole. Mi piace stare in mezzo alla gente, comunicare. Così c’è sempre da imparare.
Sono sempre aperta. Non faccio riposo perché mi viene la malinconia. 365 giorni all’anno, anche a Natale e a Capodanno. Perché in quei giorni vengono quelli che non vengono durante l’anno: un papà che si sente solo, una moglie che non ha più il marito.
Se non avessi questo bar…
Ma io le dico: guardi… basta un po’ di salute e di lavoro. Che senso ha accumulare tanto, se poi le casse da morto con le tasche non esistono? Tanto bisogna lasciare tutto qui.
Senza accorgercene, la nostra giornata con Anna era trascorsa veloce eppure il tempo nel Bar Centrale sembrava essersi fermato.
Così, per restituire parte di quel calore rimasto nel cuore, prima di salutarla abbiamo deciso di porle un piccolo omaggio: il calendario dedicato alle donne di montagna che avevamo appena stampato, con 12 storie di coraggio e determinazione.
Anna lo ha preso tra le mani con un sorriso che si allargava sempre più, come se si stesse riconoscendo in quei volti ritratti.
Lo sfoglia lentamente, come se stesse scoprendo una parte di sé stessa in quelle storie. La sua emozione sembrava tangibile, e la gratitudine nelle sue parole è sincera.
Poi le abbiamo chiesto timidamente un ricordo insieme. Senza esitazione, si avvicina a noi, e ci stringiamo in un abbraccio affettuoso. Questa è la fotografia di quella giornata, e della vita di una donna che non si è mai arresa alle fatiche, rispondendo col sorriso e con un’energia difficile da credere, anche respirandola.
Quando ci dirigiamo verso la porta, Anna ci segue con lo sguardo e alza la mano, un saluto che è quasi un invito a restare un po’ di più. Eppure, il pensiero di tornare un giorno, per rivivere quella sensazione di calore e accoglienza, ci resta. Con un ultimo sorriso e un saluto affettuoso, varchiamo la porta, certi che, un giorno, torneremo a trovare Anna, perché luoghi come il suo bar non si dimenticano mai.
Non esiste segreto per un buon caffè
Il segreto di un buon caffè non esiste. Se la miscela è buona, il caffè è buono. Il vero segreto sta nell’acqua.
Avrò il Guinness delle foto e dei baci, perché tutti quelli che vengono, quando vanno via, vogliono baciarmi.
E io cosa devo fare? Li bacio anche io.


