BOGNANCODENTRO.
Bella e riuscitissima fu l’inaugurazione del nuovo corpo di musica strumentale S. Cecilia di Bognanco S. Lorenzo che ebbe luogo l’otto Istituito appena da 28 giorni à saputo in quest’occasione dar buon saggio di sé eseguendo un piccolo repertorio tra cui tre belle marcie ed una magnifica sinfonia. destando nel pubblico meraviglia e soddisfazione pienissima. Il merito dell’ottima riuscita lo si deve al bravo maestro di musica Rev. Sac. D. Santino Locatelli Prevosto, il quale colla ben nota sua competenza e finissimo senso musicale, sa Don solo insegnare per bene ai suoi allievi l’arte dei suoni, ma eziandio innamorarli della musica. Di qui il segreto della buona riuscita. Al valente istruttore, al Presidente della, Società S. Cecilia sig. Pellanda Giuseppe fu Defendente a tutta la società, ed in modo speciale al Corpo Bandistico le congratulazioni per l’ottima riuscita e gli auguri di uno splendido avvenire.La bella festa fu coronata da una riunione fraterna nell’Albergo Rossi, in cui il sig. Rossi seppe farsi onore per la puntualità e signorilità del servizio. Al dessert prese la parola il coadiutore di Bognanco D. Attilio Perini, incoraggiando la società bandistica 8 volersi mantenere salda e compatta nella via coal bene incominciata. Un Bognanchese.
L’OSSOLA N.51
17/12/1910
Il ritaglio di giornale, tradotto in parole di oggi
L’autore di questo articolo de “L’Ossola” si firma “Un Bognanchese” e descrive con entusiasmo l’inaugurazione del nuovo corpo musicale strumentale intitolato a Santa Cecilia, legato alla parrocchia di Bognanco San Lorenzo. L’impressione è che in valle non si stia parlando soltanto di una festa ben riuscita. Si sta celebrando la nascita di un’istituzione, di quelle che poi, anno dopo anno, diventano memoria, identità, orgoglio.
L’articolo dice che l’inaugurazione è stata “bella e riuscitissima” e che la banda era stata fondata da appena 28 giorni. Nonostante questo, in occasione della prima uscita pubblica, i musicisti hanno saputo “dar buon saggio di sé” eseguendo un piccolo repertorio. Si parla di tre marce e di una sinfonia, e soprattutto si sottolinea la reazione della gente, colpita e soddisfatta.
Poi il testo va dritto a riconoscere a chi si deve il merito. Il nome è quello del maestro, il reverendo don Santino Locatelli, prevosto. L’autore lo descrive come competente e dotato di un “finissimo senso musicale”. Non solo insegna, ma sa far innamorare i suoi allievi della musica. È qui, scrive, che sta “il segreto della buona riuscita”.
Non mancano i ringraziamenti ufficiali al presidente della società, Giuseppe Pellanda, e gli auguri per “uno splendido avvenire” rivolti a tutta la società e in particolare al corpo bandistico.
La giornata si chiude con un altro elemento tipico di queste feste: una riunione conviviale all’Albergo Rossi, lodato per la puntualità e la signorilità del servizio. Al dessert prende la parola il coadiutore, don Attilio Perini, che incoraggia la banda a restare unita e a proseguire sulla strada intrapresa.
Letto con gli occhi di oggi, questo articolo assomiglia a un piccolo manifesto di comunità. Racconta una banda, certo, ma racconta anche un paese che si riconosce in un progetto comune e lo benedice, nel senso letterale e simbolico del termine.
Perché una banda è molto più di un gruppo di strumenti
In un paese di valle, all’inizio del Novecento, la banda non era un passatempo elegante. Era una cosa seria. Era un modo per dare forma pubblica alla vita collettiva.
La banda suonava nelle processioni, nelle feste patronali, nelle ricorrenze civili. Accompagnava i momenti felici e, a volte, anche quelli tristi. Portava suono dove non c’erano teatri, e portava “ordine” dove la vita era dura e frammentata. Le prove, gli impegni, l’uniformità del repertorio e della disciplina mettevano insieme ragazzi e uomini di età diverse, insegnando puntualità, ascolto reciproco, senso del gruppo.
E poi la banda era anche un segnale di “presenza” verso l’esterno. Quando una valle aveva una banda capace di suonare bene, quella valle esisteva. Si faceva sentire. In un tempo in cui le comunità alpine rischiavano spesso di apparire marginali, la musica diventava un modo semplice e potentissimo per dire: ci siamo.
Se l’articolo sottolinea con tanto orgoglio che, dopo appena 28 giorni, i musicisti erano già in grado di eseguire marce e una sinfonia, non è solo un complimento tecnico. È la prova che il paese ha risposto. Che qualcuno ha studiato sul serio. Che l’idea ha messo radici.
Perché “Santa Cecilia” e cosa c’entra con la musica
Il nome scelto non è casuale. Santa Cecilia è considerata da secoli la patrona della musica e dei musicisti, e la sua festa cade il 22 novembre, data che ancora oggi, in molte città e paesi italiani, diventa occasione di concerti, celebrazioni e iniziative musicali.
Il legame tra Cecilia e la musica non nasce da una certezza storica limpida, ma da una tradizione che si è costruita nel tempo. Una delle spiegazioni più note ruota intorno a una famosa antifona latina che, nei secoli, è stata letta come un riferimento agli strumenti musicali e al canto “interiore” della santa. Proprio da questa interpretazione, soprattutto dal tardo Medioevo e poi nel Quattrocento, si consolida l’immagine di Cecilia come figura legata alla musica.
Nel pieno Ottocento, e poi tra fine Ottocento e inizio Novecento, il nome di Santa Cecilia diventa anche un simbolo culturale. In quell’epoca si sviluppa il cosiddetto movimento ceciliano, che punta a ridare dignità alla musica liturgica, promuovendo sobrietà e qualità nelle celebrazioni religiose.
Ecco perché, in un contesto come Bognanco San Lorenzo, dedicare una banda a Santa Cecilia significava due cose insieme. Significava affidare la musica a una protezione spirituale, certo, ma significava anche inserirsi in un clima culturale del tempo, in cui musica e Chiesa erano ancora profondamente intrecciate, e in cui il parroco o il prevosto potevano essere, concretamente, i veri promotori di una “scuola” musicale locale.
La Banda oggi: una tradizione che continua
Quel primo concerto della Banda di Santa Cecilia di Bognanco San Lorenzo, raccontato dal giornale L’Ossola nel dicembre del 1910, non rimase un evento isolato. La musica che iniziò a diffondersi nelle strade e nelle piazze della valle più di un secolo fa ha continuato a risuonare nel tempo, trasformandosi in una vera e propria tradizione vivente della comunità locale.
Oggi, infatti, il Corpo Musicale Santa Cecilia è ancora inserito nell’elenco delle associazioni e dei gruppi presenti nel comune di Bognanco e rappresenta una delle realtà culturali e associative attive della valle. La banda è ufficialmente riconosciuta tra le associazioni musicali e gruppi bandistici della zona e partecipa regolarmente a eventi pubblici, celebrazioni e ricorrenze che animano la vita civile e religiosa del paese.
Notizie recenti testimoniano come la banda sia ancora protagonista di momenti collettivi importanti. Le cronache locali raccontano di festeggiamenti in piazza con la banda che suona per salutare la popolazione e accompagnare la Messa, soprattutto nelle giornate dedicate alla patrona della musica, Santa Cecilia, che ogni anno vedono la comunità riunirsi attorno alle note degli strumenti.


