VALBO HISTORY

27 Gennaio 1909

Levatrice: chi erano e cosa facevano?

COMUNE DI BOGNANCODENTRO

AMMINISTRAZIONE DELL’ISTITUTO GALLETTI

Avviso di concorso al posto di Levatrice.

È aperto il concorso per titoli alla condotta ostetrica del comune di Bognancodentro, la cui popolazione è di abitanti 593 e lo stipendio è di L. 500. Il concorso scade col 28 febbraio p. v. Le domande devono essere corredate dai seguenti documenti stesi su competente carta da bollo e debitamente legalizzati :

1. Certificato di cittadinanza italiana;

2. Certificato penale;

3. Certificato di buona condotta ;

4. Certificato medico di sana e robusta costituzione

5. Fede di nascita;

6. Diploma di ostetricia

I documenti di cui ai n. 2, 3 e saranno di data non anteriore a sei mesi.

La levatrice nominata dovrà assumere il servizio col 1° aprile 1909.

Bognancodentro, 15 gennaio 1909.

Il Presidente – MOSONE

L’INDIPENDENTE N.4

27/01/1909

Un concorso per diventare levatrice

Nel gennaio del 1909, su un giornale locale, compare un annuncio che oggi potremmo scambiare per una semplice pratica d’ufficio. Il Comune di Bognancodentro, allora un paese di 593 abitanti, apre un concorso per scegliere la levatrice del territorio. Lo stipendio è fissato in 500 lire e la candidata selezionata dovrà iniziare il servizio il primo aprile. Per partecipare bisogna presentare domanda entro il 28 febbraio e allegare una serie di documenti: la cittadinanza italiana, il certificato penale, il certificato di buona condotta, un certificato medico che attesti una costituzione sana e robusta, la fede di nascita e, soprattutto, il diploma di ostetricia.

Detta così sembra poco. Eppure quelle righe raccontano una cosa importante: in una valle di montagna, all’inizio del Novecento, la nascita non era “un fatto da ospedale”. Era quasi sempre un fatto di casa. E proprio per questo il Comune si preoccupava di avere una persona preparata, riconosciuta e disponibile, capace di intervenire quando arrivava il momento più delicato.

Per capire davvero il senso di quel bando bisogna partire da una domanda semplice, la stessa che si farebbe chi non ha mai sentito parlare di questa figura: chi era la levatrice?

La figura della levatrice

La levatrice era la donna che assisteva la gravidanza e il parto. Era, in pratica, la persona che accompagnava una madre nel passaggio più fragile e decisivo, quando non esistevano ambulanze pronte a partire e quando raggiungere un medico poteva essere difficile, soprattutto in inverno. Non era una figura “romantica”, né una presenza folcloristica da racconto di paese. Nella realtà quotidiana era una professionista della nascita, una persona che doveva conoscere il corpo femminile, i tempi del travaglio, i segnali di un parto che procede bene e quelli che invece devono far scattare l’allarme.

In molte case la levatrice arrivava quando le doglie erano già iniziate. Entrava in una stanza spesso povera di comfort, illuminata magari da una lampada, con i familiari che si muovevano in silenzio e con la paura che restava sospesa nell’aria. In quel momento non era “un’aiutante”. Era il punto fermo. Osservava, ascoltava, decideva. Sapeva come sostenere la madre, come mantenere ordine e calma, come guidare chi stava intorno. E soprattutto sapeva una cosa fondamentale: fino a dove poteva arrivare lei e quando, invece, era necessario chiamare il medico.

È qui che il bando del 1909 diventa chiarissimo, anche senza dirlo apertamente. Quando richiede il diploma di ostetricia sta dicendo che non basta l’esperienza tramandata, non basta aver visto fare. Serve una preparazione riconosciuta. All’inizio del Novecento, infatti, la levatrice comincia sempre più a essere formata in scuole specifiche, dove impara nozioni pratiche e regole di comportamento professionale. Questa formazione ha un obiettivo molto concreto: ridurre i rischi, migliorare l’assistenza, portare nel mondo domestico una maggiore attenzione all’igiene e alla prevenzione. Non era ancora la medicina di oggi, ma era già un passo deciso verso un modo più moderno di proteggere le madri e i neonati.

E non è un caso che, accanto al diploma, l’avviso chieda anche il certificato di buona condotta e quello penale. In un paese piccolo ci si conosce e ci si osserva. Una levatrice entrava nelle case in un momento di estrema vulnerabilità, vedeva la famiglia come poche altre persone potevano vederla, ascoltava parole che non uscivano da quelle stanze. Per questo la comunità voleva una persona che fosse considerata affidabile, discreta, rispettosa. La competenza era indispensabile, ma non bastava. Bisognava poter dire, senza esitazioni, che quella donna era degna di fiducia.

Poi c’è un’altra richiesta, apparentemente ovvia, che invece è piena di significato. Il Comune pretende un certificato medico di “sana e robusta costituzione”. Non è solo una formula. In montagna la levatrice non lavorava in orari comodi e in luoghi facilmente raggiungibili. Doveva essere pronta a muoversi quando veniva chiamata, anche di notte, anche con la neve, anche lungo strade faticose. La robustezza serviva perché quel mestiere, prima ancora di essere tecnico, era fisico. Era fatto di cammini, salite, freddo, urgenze.

Quant’erano 500 lire nel 1909?

All’inizio del Novecento, 500 lire non erano una somma irrisoria, ma nemmeno uno stipendio elevato. Per dare un’idea concreta, un operaio generico poteva guadagnare, in media, tra le 2 e le 3 lire al giorno. Questo significa che 500 lire corrispondevano grosso modo al reddito annuale di un lavoratore modesto, tenendo conto che il lavoro non era sempre continuo e che le giornate effettivamente retribuite non erano tutte quelle dell’anno.

Nel caso della levatrice, però, lo stipendio comunale aveva un significato particolare. Non era solo un compenso per ogni singolo intervento, ma una retribuzione stabile, garantita dall’amministrazione. Questo voleva dire sicurezza, continuità e riconoscimento pubblico. A quella somma potevano poi aggiungersi altri compensi, piccoli pagamenti o offerte delle famiglie assistite, una pratica diffusa e socialmente accettata, soprattutto nei contesti rurali e montani.

Le 500 lire rappresentavano quindi una forma di equilibrio. Permettevano alla levatrice di vivere del proprio lavoro senza doversi affidare completamente alla casualità delle chiamate, e allo stesso tempo erano una cifra sostenibile per un Comune di appena 593 abitanti. Ancora una volta, il dato economico racconta una scelta precisa: la comunità decide di investire una parte delle proprie risorse per garantire la nascita dei bambini in condizioni il più possibile sicure.

Se mettiamo insieme tutti questi elementi, il bando del 1909 smette di essere un foglio burocratico e diventa una fotografia viva. Ci mostra una comunità che si organizza per garantire un servizio essenziale. Ci mostra una professione femminile che non vive solo di tradizione, ma entra nel mondo delle regole pubbliche, dei titoli, delle verifiche.

La levatrice era una persona che, con competenza e carattere, teneva insieme il momento in cui una comunità si preparava ad accogliere un nuovo arrivato.

levatrici chi erano e cosa facevano