PIZZANCO. – Improvvisata. – Nel pomeriggio di martedì i Pizzanchini, che erano discesi a S. Lorenzo per le loro devozioni, ritornarono quassù con buon numero di Sanlorenzini, e fra tutti si fece una lauta cena con carne salata, formaggio e un brentone di vino seguiti da canti tali, che avrebbero fatto addormentare anche Orfeo. Remigio Pellanda ringraziò tutti i frazionisti, ma in modo speciale la Colonia Ginevrina, che gentilmente l’invitò.
L’OSSOLA N.35 02/09/1911
Se c’è un aspetto che contraddistingue la tradizione italiana dal resto del mondo, quello è sicuramente il dialetto.
Soprattutto in passato, ogni paese, a causa del maggiore isolamento da quelli circostanti, poteva arrivare a sviluppare una lingua tutta propria, con espressioni, pronunce, detti e neologismi.
In Valle Bognanco, tutto ciò era reso all’estremo per due principali fattori:
- la presenza di numerose frazioni
- l’autonomia e il distaccamento di ognuna
L’effetto?
Ogni paese dava un soprannome agli abitanti dei borghi vicini, e Bognanco si popola di “cani rossi”, di “signori” e “baroni”, di “scalpellini” e tanti altri.
Leggi “Dialetto ossolano: tutti i soprannomi della Valle Bognanco”
A Pizzanco, frazione che più di tutte fondava il suo sostentamento sull’alpeggio e sulla produzione casearia, c’erano i cosiddetti “Casarui” (i casari).
O meglio, prima di leggere questo articolo ne eravamo sicuri.
Questo scritto d’archivio storico datato 1911, e conservato da allora presso la Biblioteca di Domodossola, si rivolge sì ai frazionisti di Pizzanco, ma chiamandoli “Pizzanchini”, così come i Sanlorenzini.
Il motivo di questa incongruenza storica potrebbe risiedere nel registro lessicale di chi scrisse l’articolo, che difficilmente si sarebbe lasciato andare a modi di dire, o scorciatoie dialettali.
Resta però una domanda che lascia aperta la sua risposta: quelli di Pizzanco erano Casarui o Pizzanchini?
