


Quella che stai per iniziare è la mostra diffusa tra i borghi di montagna a cui abbiamo dato il nome “Manimali”.
A breve inizierà il tuo itinerario alla scoperta di 12 opere dell’artista Guido Daniele, bodypainter e handpainter che ha trasformato le mani dell’uomo in animali realistici.
Nel cuore della mostra, nel borgo di San Lorenzo, potrai osservare il murale che Guido ha regalato alla valle. Un gesto d’amore verso il luogo dell’infanzia dove Daniele ha imparato ad amare la montagna, ma anche un invito a riflettere sul tema del sottile equilibrio tra uomo e natura.
Partecipando a questo itinerario o acquistando le fine-art originali dell’artista sosterrai Progetto Orizzonti, un’associazione non profit che lavora per costruire il futuro dei giovani italiani.
* La mostra è resa possibile da:
Agenzia creativa Saved, Natura Benessere Cultura e EdiliziaEtica.
L’itinerario della mostra è libero e gratuito.
Segnaletica e tappe tematiche ti guideranno lungo il tragitto, così da comporre la visita secondo i tuoi interessi.


L’opera che stai osservando si chiama Gatto Siamese e nasce sul dorso della mano di Michael James Daniele (il figlio dell’artista Guido Daniele).
Avvicinandoti al riquadro, potrai notare che le orecchie appuntite sono in realtà indice e medio della mano sinistra, mentre il resto modella muso e stop. La pittura gioca con passaggi panna, caffè e bruno per ricreare i tipici colori della razza, e un occhio lucido che ti fissa.
Ti trovi nella frazione di Bei, tra i cantinèt dul lac: piccole cantine in pietra, spesso seminterrate e naturalmente fresche, dove un tempo si custodivano botti, damigiane e provviste. Addossate ai muretti, con porticine basse e soglie consumate, raccontano vendemmie, attese e il lavoro discreto delle stagioni.
In questo silenzio di pietra il Siamese, domestico e vigile, sembra fare la guardia alla memoria del borgo, muovendosi leggero fra corti e vicoli.
E se ti fermi un momento, senza far rumore, non è raro che uno dei gatti di Bei ti venga incontro e si lasci accarezzare, come a ricordare che qui la bellezza non passa: abita.

Se alzerai lo sguardo nel piccolo borgo di Pianezza, la sensazione sarà quella di volare.
L’opera si intitola Aquila europea e prende forma dalla mano sinistra di Michael James Daniele (figlio dell’artista): la mano è ruotata di profilo sul lato del pollice, e proprio pollice e dita, incurvati con precisione, diventano becco e cera del potente rapace; sottili passaggi di pittura e aerografo lucidano il culmen, danno spessore al bordo palpebrale e accendono l’iride con un riflesso che sembra vivo.
Immerso in questo contesto, l’opera si faccia su un belvedere naturale che domina il lato orografico destro del Bogna (ovvero il versante della valle ponendo le spalle verso monte), il fiume che dà il nome alla valle. Qui l’aquila dialoga con il paesaggio, non è raro infatti scorgere questa specie di uccelli tra le nuvole dell’Ossola, specialmente quando il cielo è limpido e la visibilità è ottima.
Una particolarità del borgo di Pianezza è il suo Museo del Torchio: la frazione un tempo coltivava la vite e produceva un vino dal sapore asprigno ma dal gusto amato, l’Americanino.
Tra il tepore del sole, l’aria frizzante e il suono del vento, qui capirai perché l’aquila è signore dell’alto, e perché si dica che la valle, vista da qui, abbia una prospettiva unica.

L’opera installata nella graziosa frazione di Messasca è sicuramente una delle pose più complicate di tutta la mostra Manimali.
Per realizzarla, Guido Daniele ha collaborato con una modella manista di nome Nicole Möller. Sono sue le mani che formano l’opera Il Tacchino.
L’intreccio di indice e medio costruisce il bargiglio, la parte carnosa sotto il becco, mentre dorso e nocche diventano piume iridescenti grazie a passaggi di pittura e aerografo che simulano il lucido del piumaggio. Il profilo della testa si definisce in un solo gesto, con un riflesso leggero sull’occhio che dà vita all’animale.
Sei a Messasca, un borgo minuto dove resiste uno dei torchi meglio conservati della valle: qui il Tacchino ti riporta a quando la frazione era abitata tutto l’anno, le famiglie producevano tutto ciò di cui avevano bisogno (pane, latte, vino, verdure) e i cortili erano un concerto di vita lenta di montagna.

Per dipingere il Cavallo, Guido Daniele ha dipinto le mani di suo figlio Michael James Daniele.
Il cavallo è in realtà la sua mano sinistra vista di palmo. Il pollice alzato diventa l’orecchio, le altre quattro dita formano muso e canna nasale, l’avambraccio è la nera criniera. L’aerografo stende un mantello compatto, con un riflesso sull’occhio, e un’ombra suggerisce il passo in avanti. Noterai anche la narice accennata e la linea del collo che esce idealmente dal riquadro: tutto è creato per dare l’impressione del movimento e della realtà.
L’opera si trova a San Marco, piccolo borgo di crinale collegato agli alpeggi dalle mulattiere che un tempo erano percorse proprio con muli e cavalli. Ti trovi in uno degli storici 3 Comuni della valle, che solo nel 1928 divenne Comune unico sotto il nome di Bognanco.
Qui sorgeva la vecchia scuola della valle, punto di ritrovo per i bambini che salivano a piedi ogni mattina. Le case in pietra, i prati in pendenza e i fienili raccontano una vita fatta di spostamenti a passo d’uomo e di animale.

Sapevi che il falco pellegrino è il predatore più veloce del mondo? L’animale che stai osservando e che popola il cielo proprio sopra la tua testa è capace, in picchiata, di superare i 300 km/h. Questo significa che questa specie di uccello percorre quasi
100 metri ogni secondo in volo.
L’opera nasce dalla posa di una modella professionista di mani, scelta perché la configurazione è compatta e impegnativa da mantenere a lungo durante la pittura.
Osservando l’opera: la mano è raccolta di profilo, con dita serrate a costruire culmen e becco, mentre una rotazione del polso definisce l’assetto del capo. Avvicinandoti noterai i caratteristici “baffi” scuri sulle guance, l’iride ambrata con un punto di luce, il petto più chiaro appena barrato in contrasto con il dorso: dettagli che restituiscono vitalità ad un’opera che nasce quando Guido Daniele, da ragazzo, osservava questi maestosi rapaci librarsi tra i cieli della valle.
Ti trovi nella frazione di Pioi, un belvedere che offre una visuale spettacolare su tutta la Val Bognanco. La collocazione non è casuale: il pellegrino predilige pareti e affacci da cui leggere le correnti prima della caccia, e questo balcone naturale replica il suo ambiente ideale.

Stai osservando la Rana, scelta non a caso per il borgo di Bognanco Fonti, il luogo delle sorgenti.
L’opera nasce dalla posa di una modella professionista di mani ed è l’unica del percorso realizzata intrecciando contemporaneamente quattro mani e due soggetti.
Avvicinandoti potrai distinguere: una mano dipinta che crea la ninfea d’appoggio, con verdi di tonalità diverse e venature d’acqua visibili anche sullo sfondo; tre mani a dar vita all’anfibio, rispettivamente due modellano le zampe palmate che spuntano in superficie, una disegna la testa che affiora tra i petali. La pittura lavora di velature lucide per imitare l’umido della pelle, un punto di bianco accende l’occhio, piccole ombre sotto le dita suggeriscono il riflesso dell’acqua ferma.
Qui l’acqua non è semplice scenario: Bognanco Fonti è da secoli sinonimo di sorgenti e di una tradizione termale e minerale che ha segnato la vita della valle, fontane, padiglioni, percorsi dove si veniva a “prendere” l’acqua e a farne cura quotidiana.
La rana, sentinella degli ambienti puliti, diventa così il simbolo più diretto del luogo: ti ricorda che la qualità dell’acqua è qualità del paesaggio e della comunità.

Due opere molto simili tra loro abitano la mostra a cielo aperto “Manimali”: il gallo e la gallina.
Per la loro realizzazione, Guido Daniele ha scelto due soggetti differenti, suo figlio Michael James e sua figlia Ginevra. La gallina è dipinta sulle mani di Ginevra e l’animale nasce da tre mani coordinate.
La sinistra in primo piano costruisce il corpo, e dal suo pollice con l’indice prende forma il becco; la destra, arretrata e in parte nascosta, solleva la cresta, mentre piccole pennellate corte rendono il piumaggio e una luce secca mette a fuoco occhio e collo.
L’opera è una pausa colorata tra i tornanti di montagna che conducono all’alta valle Bognanco, all’altezza della frazione di Torno. La gallina racconta la dimensione comunitaria, quando le famiglie producevano quasi tutto in casa (uova, latte, verdure) e gli scambi tra vicini tenevano insieme lavoro e vita quotidiana.

In Val Bognanco esiste una specie di farfalla rarissima divenuta oggetto di studio delle Aree Protette dopo il suo inaspettato ritorno in questo habitat naturale: la farfalla Erebia christi.
Guido e NBC hanno scelto di inserire all’interno della mostra l’opera “Farfalla Monarca” come simbolo di speranza e di sensibilizzazione sul tema del sottile equilibrio tra l’uomo e la natura.
L’immagine prende vita dalle due mani frontali di Michael James Daniele (figlio dell’artista), palmi aperti come ali spiegate. Osserva le nervature che corrono sulle dita, il bordo punteggiato e i contrasti tra arancione e nero: è la farfalla monarca, scelta per la sua riconoscibilità immediata. La pittura sfrutta la simmetria naturale delle mani per dare equilibrio e un leggero riflesso fa sembrare l’insetto pronto al volo.
L’opera ci ricorda che anche nelle cose più piccole e minute si nasconde la bellezza del nostro ecosistema.
Ti trovi a Boco Dipinta, un ecomuseo a cielo aperto dove l’arte impreziosisce i sentieri e le abitazioni della frazione. Ti invitiamo a scoprirlo in silenzio, lasciandoti affascinare da ogni piccolo dettaglio.

Stai osservando il muso di un cane, per la precisione il muso di questa installazione è quello di un setter inglese, che è anche il nome dell’opera di Guido Daniele.
Realizzata con tecnica di pittura e la posa di una sola mano, quella del figlio dell’artista Michael James Daniele, quest’opera colpisce sicuramente per l’elevato grado di realismo che quasi rende difficile distinguere dove finisce l’opera e iniziano le dita della mano in posa.
Il muso è costruito da indice e medio piegati e ricurvi che si chiudono nel palmo, parzialmente coperti dal pollice. L’aerografo, poi, stende un pelo setoso con leggere frange su gola e orecchie, e un punto di luce sull’occhio.
Perché proprio un setter? Il Setter è un cane da ferma: lavora “a vento”, individua l’emanazione della selvaggina e si immobilizza per indicarla al compagno di cammino; è resistente, gentile, fatto per lunghi percorsi. Con quest’opera guido intende aprire un dialogo sul tema della caccia in montagna, senza dare un parere esplicito. Lascia al fruitore la lettura libera dell’opera.
L’installazione si trova a Bacinasco, un piccolo nucleo circondato da prati e margini di bosco a pochi tornanti dal capoluogo San Lorenzo.

Immagina il primo canto dell’alba: ora apri gli occhi.
L’installazione del Gallo immerge il fruitore nella tradizione casearia del borgo di Pizzanco, una frazione che storicamente era abitata da pastori e alpeggiatori, dove il profumo delle stalle, delle uova e dei formaggi era nell’aria.
Qui per generazioni si è saliti ai pascoli, si è munto all’alba, si è rientrati con le gerle; il latte finiva nei tini, le forme riposavano nelle cantine fresche, il lavoro aveva il passo regolare del giorno. Il gallo era l’orologio della corte, il segnale che rimetteva in moto il paese: non un simbolo astratto, ma un suono che organizzava la vita.
L’opera lo restituisce con un trucco semplice: due mani appartenenti al figlio dell’artista Michael James in posa intrecciata. Il becco del gallo è formato da pollice e indice della mano sinistra, insieme al pollice della mano destra mentre falangi delle dita rimanenti formano la tipica cresta rossa del maschio e il suo bargiglio, la parte carnosa sotto al becco.

Hai raggiunto San Lorenzo, cuore della valle e capoluogo della comunità. Qui, accanto alla Basilica e al murale donato da Guido, ti accoglie il Gufo. L’opera nasce dalle mani di Michael James Daniele, figlio dell’artista: il dorso dipinto si apre verso lo sguardo dello spettatore, mentre indice e mignolo si trasformano in orecchie. Le pennellate sul dorso danno corpo e identità a ciò che non è solo una mano, ma un volto che sembra respirare e osservare.
Collocata nel cuore del borgo, l’opera si lega profondamente al luogo che la ospita. Guardandola, lo spettatore si accorge che non sta osservando soltanto un dipinto, ma un invito: quello ad accogliere, a riconoscere, a partecipare all’incantesimo della natura di montagna.
Prima di proseguire, fermati un istante. Le pietre della piazza, il respiro antico della Basilica e l’intensità silenziosa di queste mani parlano più di qualunque parola. San Lorenzo ti racconta così la sua identità: un luogo pronto a raccontarsi a chiunque sappia ascoltare.
In Piazza San Lorenzo, nel cuore della valle, Guido Daniele ha deciso di regalare alla Valle un murale raffigurante tutti gli animali della mostra, una selezione dell’intero patrimonio floro-faunistico delle montagne in cui è cresciuto.
L’opera è una distesa di colore di dimensioni metri tre per sette che, con tecniche di pittura e aerografia, restituisce a grandezza naturale le specie delle Alpi dentro il loro paesaggio naturale: creste, valloni, rifugi, illuminato da un tramonto dipinto a mano.
Si tratta di un invito gentile a “entrare in casa loro”, a salire in Alta Val Bognanco e a rispettarli. C’è poi un dettaglio che rende quest’opera diversa da tutte: Guido l’ha voluta collettiva. Ha chiamato bambini e anziani, abitanti e viandanti a lasciare un piccolo segno: un fiore, un animale, una macchia di colore, e una firma nel riquadro a destra.
Così il murale non è solo da guardare: appartiene a chi lo vive, oggi e domani. I bambini di ora torneranno da adulti e si riconosceranno dentro l’opera. A pochi passi, la tappa del Gufo fa da sentinella alla piazza; tutto intorno, il paese continua la sua giornata. Questo murale non racconta soltanto la valle: la protegge, ricordando che l’arte, quando abita lo spazio pubblico, può tenere insieme memoria e cambiamento.

Hai raggiunto l’ultima tappa: Graniga, il borgo abitato più alto di Bognanco, con una vista panoramica che ti porta a toccare con gli occhi la Val Grande e la città di Domodossola.
Davanti a te c’è Lupo. L’animale nasce da due mani di Michael James Daniele (figlio dell’artista): in primo piano la sinistra aperta, dove il pollice diventa orecchio e le altre dita compongono muso e canna nasale; la destra completa collo e spalla. Le velature grigio-fulve ricreano il manto, un punto di luce sull’iride accende lo sguardo, l’ombra sotto il muso dà profondità al profilo.
La scelta del soggetto ha un motivo preciso: negli ultimi anni il lupo è tornato ad affacciarsi a queste quote, dopo periodi in cui sembrava essersi spostato altrove; la scelta di Graniga racconta quindi un ritorno e un ambiente che sa ancora accogliere la fauna.
Guardando l’opera e poi il versante capisci il messaggio con cui si chiude l’itinerario: la valle finisce dove comincia il territorio del selvatico, e il passo successivo è fatto di conoscenza, rispetto e convivenza.
Prima di scendere, prenditi un momento sul belvedere: la linea dei tetti e il respiro del bosco spiegano meglio di qualunque didascalia. Sei arrivato/a in Alta Valle.
Nato a Soverato nel 1950, ha studiato all’Accademia di Brera e in India seguendo gli insegnamenti di Champala, maestro di Tankas (dipinti religiosi tibetani). Guido Daniele è un artista dal linguaggio internazionale, noto per il suo stile iperrealista e l’uso innovativo del body painting. Dopo una carriera come illustratore e aerografista, dal 2000 ha sviluppato il progetto Manimali/Handimals: mani dipinte che si trasformano in animali, divenute un linguaggio iconico e riconosciuto a livello globale. Le sue opere, realizzate per mostre, campagne e installazioni, coniugano precisione tecnica e messaggio etico, in collaborazione con associazioni come WWF, Jane Goodall Institute e Dolphin Aid. Oggi vive e lavora a Milano, continuando a unire arte e comunicazione come strumenti di emozione, esponsabilità e cambiamento.


Questa mostra è un atto concreto a favore dei giovani e dei territori dell’Ossola. Guido Daniele, l’agenzia creativa SAVED e NaturaBenessereCultura hanno scelto di trasformare l’attenzione che l’arte genera in opportunità reali: una quota del ricavato dalla vendita delle fine-art originali dell’artista sarà devoluta a Progetto Orizzonti, associazione non profit che promuove iniziative formative e sociali nel VCO.
Partecipando a questa mostra gratuita a cielo aperto, hai l’opportunità di sostenere le iniziative di Progetto Orizzonti e i giovani di questa valle con la modalità che più preferisci:
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